Passa ai contenuti principali

Alta Via dei Monti Liguri - Intro



L’abbiamo sempre saputo, fin dai tempi della scuola, che quella forma ad arco che ha la Liguria nelle carte geografiche, contiene in sé una metafora, come se bastasse tenderlo per poi scagliare frecce in ogni direzione. Il mare che la bagna interamente e i monti che la cingono per tutto il suo confine ne racchiudono ogni spazio. Non ci sono vie di mezzo, non c’è pianura, ma solo piccoli pianori, sottratti ai colli dall’opera dell’uomo, per strappare qualche frutto in più ad una terra così avara, come per tradizione sono definiti anche i suoi abitanti.
In questa regione franosa, sostenuta fin dall’antichità dal lavoro umano, si mescolano storia e civiltà di un popolo guerriero e navigatore. Generatrice di esploratori per eccellenza, ma mai abbastanza esplorata nei suoi anfratti più intimi.
Ecco che l’Alta Via dei Monti Liguri, per me, assume un interesse particolare, il primo tratto di quell’immensa cerniera chiamata Appennino, che ogni tanto si smuove appena sotto la sua superficie, lasciando ferite troppo profonde da risanare.
Anche questa volta ho iniziato dall’ultimo tratto, per ritornare al principio di un cammino che spero avrò il tempo di completare. Il Levante Ligure, dal Passo del Bocco all’entroterra spezzino, ha accolto i miei passi erranti, ancora una volta su confini tra terre un tempo contese e custodi di storie ai più sconosciute.
Qui, dove dalle alture si può ammirare il volo di un rapace ed al tempo stesso vedere sullo sfondo il colore azzurro del mare solcato da scie d’imbarcazioni, o ancora imbattersi casualmente nei lupi, inizia e finisce il percorso di chi non si sente mai abbastanza stanco per non rimettersi lo zaino in spalla. Come diceva Calvino di quella specie dei Liguri, “quelli che per casa hanno il mondo e dovunque siano si trovano come a casa loro” ma che comunque “tornano e restano attaccati al loro paese”, così sento di essere anch’io.

Commenti

Post popolari in questo blog

Ho incontrato il Bianconiglio nel bosco incantato dei Monti Liguri

Questa storia inizia dall’incontro con il Bianconiglio… (sì, propro lui, il coniglio di Alice nel Paese delle Meraviglie), che, tutto trafelato, si precipitava giù per una breve scesa superandoci nei pressi della Sella Burain, in mezzo al bosco, soffermandosi appena a salutarci. “Ehilà, sapete per caso com’è il sentiero verso Montenotte?”- ci apostrofò. “No, anche noi andiamo in quella direzione…finora abbiamo trovato un po’ di tronchi caduti, ma per fortuna si passa!” - rispondemmo. “Ah, vero! Beh, grazie lo stesso, ma sapete…ho un po’ fretta! Bello il vostro modo di parlare! Di dove siete?” “Siamo della Toscana…di Empoli!” “Ah..non ci sono mai stato,   ma mi piace! Ciao ciao!!” E in un battito di ciglia era già cinquanta metri avanti a noi in salita, arrancando tra le radici della faggeta coperte da un tappeto di foglie rossastre che ci nascondeva, insieme ad un po’ di foschia, la cima del Bric Sportiole. Dopo qualche minuto, non lo abbiamo più visto…dileguato...

Le Variazioni Federer

Che cos’hanno in comune Glenn Gould e Roger Federer? Probabilmente quasi nulla, se non la caratteristica fondamentale di essere, o essere stati, in simbiosi con la Perfezione assoluta. Ricordo di aver letto qualche tempo fa il libro “Il soccombente” di Thomas Bernhard in cui i protagonisti sono l’autore stesso ed il compagno di studi pianistici Wertheimer, che hanno la (s)fortuna di incontrare sulla loro strada nientemeno che Glenn Gould, un ragazzone canadese che suona da dio le Variazioni Goldberg e L’Arte della Fuga di Bach. Suonava così bene, già al corso di perfezionamento a Salisburgo con Horowitz (“meglio di Horowitz stesso”), che in realtà non aveva bisogno di alcun perfezionamento. Scrive Bernhard : “ Probabilmente, se non avessi conosciuto Glenn Gould, non avrei abbandonato il pianoforte e sarei diventato un virtuoso del pianoforte, forse addirittura uno dei migliori virtuosi del mondo, pensai nella locanda. Se incontriamo il primo di tutti, dobbiamo rinunciar...

Via degli Dei 2016, on the road again

1. Via degli Dei al contrario (FI-BO) , da Fiesole a Bàdolo (Sasso Marconi), settembre 2007 – giugno 2016. Ho saldato il mio debito con questo cammino, il primo "vero" intrapreso, di una serie che spero continuerà. Allora il tempo inclemente fermò i miei passi sulle pendici dell'Appennino bolognese. Ora ho completato il percorso arrivando fino a Badolo. Come un filo spezzato, ho riannodato il pezzo che mancava a quelli che già c’erano. Sotto un sole cocente, la magia della Futa e dei suoi antichi selciati si è di nuovo svelata ai miei occhi; poi il declivio collinare emiliano si è infranto sul contrafforte pliocenico del monte Adone. Mentre camminavo, mi sono imbattuto in una spirale di ricordi della mia infanzia, che mi hanno fatto commuovere: c’era mio nonno che mi portava nel bosco sopra Lastra a Signa, insegnandomi il nome degli alberi e delle piante che incontravamo; c’ero io, bambino attento, anche se non abbastanza conscio del fatto che quei momen...